Analisi comparative? Volumi di traffico? Frequenza di rimbalzo? Se siete webmaster avrete senz’altro a che fare con Google Analytics. E se avete a che fare con Google Analytics questi termini vi saranno noti da tempo. Circa una settimana fa, da Google sono arrivati i dati sull’analisi comparativa di Analytics. Di cosa si tratta? In Analytics è possibile attivare la condivisione anonima dei dati del proprio sito Web. In sostanza, se decidete di farlo, i dati del vostro sito saranno raccolti, elaborati e confrontati da Google con quelli degli altri siti che avranno scelto la stessa opzione. Tutto in modo rigorosamente anonimo. L’obiettivo di Google è quello di offrire ai suoi utenti i dati più utili e interessanti per il proprio lavoro, in sostanza dei punti di riferimento per valutare il rendimento del proprio sito in rapporto alla concorrenza.

Non è dato sapere quanti utenti di Analytics abbiano attivato l’opzione di condivisione anonima dei dati: nella prima newsletter inviata una settimana fa, Google dichiara che “ce ne sono centinaia di migliaia”. In questa newsletter Google ha raccolto ed elaborato i dati, organizzati sulla base di un confronto tra il periodo 1° novembre 2010 – 1° febbraio 2011 e il periodo 1° novembre 2009 – 1° febbraio 2010. Dai numeri riportati nel report di Google, si vede che le metriche relative ai siti non godono di grande salute. Altrimenti detto, i siti Web considerati da Google hanno registrato segni meno per tutti i parametri considerati:

- Pagine/Visita: il numero di pagine viste per ogni visita è diminuito di 0,4; ad oggi, la media di pagine per visita è 4,5, contro il 4,9 del periodo precedente;

- Frequenza di rimbalzo: il parametro misura la percentuale di visite in cui l’utente ha abbandonato subito il sito, senza aver visitato altre pagine dello stesso. La flessione dell’1,2% fra i due periodi considerati è una buona cosa, poiché significa, tendenzialmente, un maggior interesse da parte degli utenti per i siti visitati. La frequenza di rimbalzo è un dato importante: più questo è basso e più le pagine del vostro sito risultano interessanti. Non a caso, pare che il nuovo algoritmo Panda di Google includa la frequenza di rimbalzo fra le tante variabili considerate per determinare la “qualità”, e quindi il posizionamento, dei siti nella SERP.

- Tempo medio sul sito: i minuti trascorsi sul sito dagli utenti è un altro parametro fondamentale per capire se questi sono interessati a quel che avete da dire o se li annoiate. Anche in questo caso, complessivamente Google fa sapere che il confronto fra i due periodi temporali considerati segna 26 secondi in meno: 5 minuti e 49 secondi era il tempo medio trascorso dagli utenti su un sito Web nei mesi a cavallo fra 2009 e 2010, 5 minuti e 23 secondi quelli spesi tra il 2010 e il 2011.

Ma il dato preferito da molti operatori di marketing, come afferma giustamente anche Google, è il tasso di conversione. Google ha misurato il “tasso di conversione per obiettivo” per ogni Paese, ossia il grado di successo per l’azione che abbiamo in mente di far compiere all’utente sul nostro sito Web (iscrizione alla newsletter, acquisto di un prodotto…). Tra i Paesi con il tasso di conversione più alto risulta l’Italia – oltre il 3%. Più staccati gli altri: Stati Uniti, Francia, Gran Bretagna e Germania si attestano sull’1% circa. Il primato italiano è sicuramente incoraggiante, anche se Google tiene a precisare che “per alcuni Paesi con una popolazione minore, il significato statistico della metrica relativa alle conversioni non è certa”.

Distribuzione mondiale del "tasso di conversione all'obiettivo" di Google Analytics per Paese

Certo è che questi dati potrebbero far comodo a molti webmaster alle prese con clienti un po’ “difficili”: confrontare le performance di un sito con le statistiche rese note da Google potrebbe essere un buon punto di partenza per dimostrare che, tutto sommato, non avete fatto così male e che vi meritate i soldi che guadagnate ;-)

E il vostro sito? Rientra nella media dei dati diffusi da Google? Fatecelo sapere!

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